A Parigi Stojan conosce da tempo imprecisato Marielle Gochard, studentessa di ingegneria meccanica, con cui ha una relazione amorosa piena di entusiasmo e di frenetica allegria, di fughe e abbandoni apparenti, di sparizioni e ritorni. Marielle è la testimone, colei che attraversa tutta la biografia decuiana, e su cui si basano la gran parte dei riscontri e delle prove.

Un pomeriggio, durante uno dei nostri primi incontri nel suo giardino d'inverno, le ho chiesto cosa ne pensasse delle tesi di un giornalista inglese, che metteva in dubbio quasi tutte le biografie non ufficiali di Stojan Decu. Parlammo per quasi due ore.

"Stojan? Se è esistito? Non so se è veramente esistito il suo, ma il mio posso giurarle che era vero. Anche troppo".

"Cosa intende signora Gochard?"

"Nella giovinezza era un turbine, ma anche per il resto della sua vita, in modi molto diversi, lo è stato. Un vento fortissimo, una bonaccia improvvisa, un uragano. Io non sapevo cosa fosse l'esistenza, quante energie ci fossero dentro di me. E' stato lui a farmele conoscere".

"Quando lo ha conosciuto?"

"Ci ho pensato molte volte, ma non so rispondere a questa domanda. Forse la memoria non mi assiste più. Ci sono giorni in cui, nel dormiveglia, riemergono immagini della mia giovinezza, perfino della mia infanzia. Una caduta, un gioco, una casa in Provenza dove mio padre ci portava d'estate.
E' come se in quei ricordi Stojan fosse sempre presente, come se fosse la risata dietro le spalle, il richiamo dalla spiaggia, il respiro al mio fianco. La cosa bizzarra è che davvero non credo di averlo conosciuto così presto. Non so. Mi deve scusare".
"Mi racconti qualche aneddoto, signora Gochard".
"Un pomeriggio Stojan si presentò con una macchina nuova di zecca. Eravamo studenti universitari, io del terzo e lui del secondo anno, ma di facoltà differenti. Era splendido. Indossava un completo da chauffeur di campagna pied-de-poule crema e ruggine, un paio di guanti di pelle marrone traforati e un basco in tinta. Io uscivo dall'Università. Le ricordo che all'epoca non erano molte le donne iscritte alla facoltà d'ingegneria. Ero sempre assediata da un nugolo di giovani compagni di studi. Lui fermò l'auto a pochi metri, e diede qualche colpo di clacson. Mi fece cenno di salire con quel consueto e radioso sorriso da imbroglione. Non potei rifiutarmi. Partimmo per il confine con la Germania e proseguimmo poi verso DÜsseldorf, dove in una notte di manifestazioni dei metallurgici e dell'esercito unitosi agli operai, morirono molte persone. Nel corso di una tremenda sparatoria Stojan e il suo amico Vladimir Brasov trassero in salvo cinque giovani studenti caduti nelle mani della polizia. Io ero esterrefatta. Quei due ragazzi sembravano trasfigurati, conoscevano la città e i luoghi dove nascondersi, avevano amici che si rivolgevano a loro con gratitudine. Erano uomini che non conoscevo, e vivevano una vita che non avevo neppure mai immaginato.

Dopo un giorno di fughe e segnali d'allarme, voci che si inseguivano e bilanci degli scontri, cenammo con Hans il birraio, che aveva ucciso un poliziotto quando aveva solo sedici anni; Kurt l'infiltrato, che di giorno vestiva la divisa e di sera la toglieva insieme all'onore; Margarethe la prostituta, Mirko il mercenario, Gina l'intellettuale, e un numero di persone sempre diverso e mutevole, di cui ricordo appena qualche volto e poche parole sussurrate. Ero stata strappata dalla mia esistenza giovanile e gettata in un magma d'emozione. Avevo in corpo più adrenalina che sangue. E tutto questo era Stojan Decu, era vero per causa sua, respirava attraverso i suoi polmoni. Sulla via del ritorno cantammo a squarciagola e bevemmo fino all'ebbrezza un'intera cassa di Pernod. Due giorni dopo la partenza da Parigi, come se un sogno assurdo si fosse estinto dopo avermi rapita, ero seduta sui banchi della Sorbona e guardavo la lavagna nel silenzio assoluto delle lezioni. Oggi ricordo quella notte e quel viaggio improvviso come uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Dio, aveste visto come eravamo esaltati e pieni di energia!".

"In cosa è consistito il vostro rapporto? Come definirebbe la vostra relazione?"

"Lei mi rivolge domande complicate. Non dovrebbe farlo, alla mia età. Diciamo che eravamo legati inscindibilmente. Avvengono cose, per alcuni di noi, che non costituiscono solo esperienza comune, ma divengono filo, traccia, segnale. Ci sono persone che per via di quello che si danno, per quello che si regalano un giorno, per come se lo donano, restano eternamente grate. Io e Stojan ci siamo trovati così, come fossimo elementi alchemici. Credo che il solo contatto ci abbia avvinto. E questo è vero anche per tutto quel tempo in cui siamo stati lontani".

"Vuole dire che siete stati insieme per tutta la vita?"

"Credo di sì. E anche oggi è così, nonostante non lo veda ormai da tanto tempo. Sì, io e Stojan siamo stati insieme per tutta la vita. In modo diverso da quel che si intende comunemente. Siamo stati separati, anche enormemente distanti, ma non c'è giorno, credo, che le nostre vite non si siano appartenute. Siamo stati di altri, anche più volte, e abbiamo amato altri esseri, anche profondamente. Ma non c'è stato momento in cui non siamo stati l'uno dell'altra. Come se ogni gesto fatto altrove, ogni vita rincorsa in direzioni opposte, non fosse anche patrimonio comune, non riguardasse da vicino entrambi".
Marielle Gochard è una donna anziana, che emana ancora scampoli di charme e bellezza. Non dice molto di sé, come se la sua storia non la interessasse. Di lei si sa molto per la sua vita intensa, per le molte battaglie civili cui ha dato il suo contributo, o di cui è stata addirittura protagonista. Tuttavia, parlare oggi di Marielle Gochard, significa parlare di Stojan Decu.

"Avrà sentito parlare dei numerosi aneddoti della vita di Stojan Decu, della sua presenza in molti luoghi del mondo, lontanissimi tra loro, dei suoi eteronimi e delle impressionanti coincidenze che contraddistinguono le sue avventure. Alcuni di questi racconti sono estremamente dettagliati, e vengono ritenuti credibili, anche a dispetto del fatto che un personaggio della sua fama, riconoscibile e noto a tutti, non dovrebbe aver calzato panni così inconciliabili con la propria vicenda. I conti della sua esistenza, per così dire, non tornano. Cosa pensa al riguardo?"

"Ho sentito parlare delle testimonianze cui si riferisce, e di questi imbarazzanti anacronismi. Credo che le cose siano più semplici. C'è in giro un certo numero di persone che ha eletto la storia di Stojan Decu a propria vicenda personale. A volte, quando non si ha un'esistenza originale, quando non si dispone di un'avventura, si fa prima ad entrare nella storia di un altro, indossandola come fosse un cappotto caldo in un freddo giorno di Marzo. Mi pare che molte delle cose che si dicono di lui siano un po' come questo cappotto. Storie vere indossate da altri e rese diverse dal portamento di ognuno".

"Allora cosa sa, e cosa pensa della vita di Stojan Decu? Lei che è stata la testimone della sua storia, cosa può dirmi della sua doppia vita di uomo pubblico e di avventuriero? Quante delle cose che si sono scritte su di lui corrispondono al vero?"

"Io non conosco l'uomo indecifrabile di cui tutti parlano. Io so che era in un certo luogo, ad esempio, perché mi scriveva una lettera, o mi descriveva un paese quando faceva ritorno. L'ho visto sui giornali, ho seguito le notizie che lo riguardavano, e non mi è mai parso che vi fosse nulla di strano nella sua contraddittorietà. Vede, ci sono uomini per cui la coerenza è un limite inferiore. Ciò per cui la loro vita deve essere considerata è l'estensione straordinaria, quasi la rarefazione del limite superiore. Un uomo straordinario non può essere giudicato in base alla sua eventuale ipocrisia, alla sua molteplicità. Da un uomo come lui, il minimo che potessi aspettarmi era l'ubiquità".

"Si dice che sia stato un uomo generoso ed efferato, brillante e oscuro, che abbia ingannato e salvato, proposto e disatteso. Lei come lo giudicherebbe?"

"Le farò un lungo elenco delle sue contraddizioni e le descriverò uno a uno i suoi numerosi difetti. Al termine del mio racconto avrà di fronte un'immagine indistinta e per collocarla avrà bisogno di nuove categorie di giudizio. Allora, solo allora, le racconterò tutto il resto, tutto ciò che nega ogni cosa detta, e lei dovrà nuovamente denudare le sue convinzioni per trovare qualche definizione accettabile. Impiegheremo molto tempo e lei, mi creda, arriverà a ben poco. Ma ora la prego di scusarmi. Alla mia età parlare troppo è difficile. Ricordare, poi, può risultare insopportabile".